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Corato


Cenni Storici

Le origini di Corato si collocano nel III secolo a.C., durante il periodo repubblicano di Roma, quando Scipione l’Africano premia i reduci della conquista di Cartagine, concedendo loro diversi territori in Puglia. Uno di loro, un certo Caius Oratus, avrebbe avuto in qualità di patrizio romano una zona su cui fece sorgere un villaggio al quale avrebbe dato il nome facendolo derivare dal suo. Il nome nei secoli oscilla fra Coratus, Coratum, Curati (in epoca Normanno-Sveva), Quarata e Quadrata (in epoca Spagnola e ducale; si ricordi il breve ducato di Bisceglie di cui Corato fu parte), finché in epoca Borbonica la cittadina assume il nome ufficiale di Corato. Anticamente la città era percorsa da un tratto interno della via Traiana: l’abitato romano sarebbe confermato dall’originale pianta quadrata (da cui probabilmente il nome, secondo alcuni studiosi) della città.

Corato era inizialmente una piccola comunità contadina che adorava divinità boscherecce o della fertilità, ma grazie alla trionfale predicazione di San Pietro e San Paolo essa divenne ben presto comunità cristiana che adorava i primissimi santi fra i quali San Vito e Santa Lucia, in onore della quale si allestiva il “falò di Santa Lucia”, tradizione ancora viva nel terzo millennio.

Corato, che mantenne nel tempo la sua caratteristica contadina e pastorale, fu nel V secolo teatro delle scorrerie barbariche dei Visigoti di Alarico provenienti dall’Africa e in seguito delle orde saracene che portavano massacri e distruzione. A questo proposito gli abitanti di Corato edificarono una torre lungo la via che saliva dal porto di Trani e un’altra detta “Turris Longa” in posizione dominante avanzata che aveva piuttosto una funzione di avvistamento.

Nell’XI secolo Corato come tutta la Puglia fu preda dei Normanni. Trani fu dominata dal conte Drogone mentre suo fratello Pietro il Normanno prese in possesso l’abitato coratino nel 1046. In quest’anno fu fondata ufficialmente la città di Corato e insieme all’atto di fondazione Pietro il Normanno ordinò ai capi maestri di erigere quattro torri, delle quali restano oggi labili tracce, e relative mura. Lo sviluppo continua, confermato anche dal geografo arabo El Edrisi, che ne descrive alcune specialità nel 1155:

« Quarat, bella, popolata, nobile e deliziosa, abbondante di frutta e ferace di prodotti alimentari »

(El Edrisi, geografo arabo del XII secolo)

La città rimane fedele a Corradino di Svevia anche dopo la morte di Federico II nel 1250, e alla conquista di Carlo I d’Angiò ottiene il motto di “cor sine labe doli” (in lingua latina “cuore senza la macchia del tradimento”), riportato ancora oggi nello stemma civico.

Gli Spagnoli e i Borbone nel XVI secolo dominano Corato e la zona circostante, fino ad un modesto tentativo d’insurrezione ad opera del cittadino Federico Quinto nel 1799. Infeudata pochi anni dopo alla famiglia Carafa duchi di Andria e conti di Ruvo, nel 1503 la città è protagonista della disfida di Barletta, infatti il combattimento ebbe luogo in territorio coratino sulla via per Andria. Un grande fervore economico ed edilizio coinvolge la città a partire dalla salita di Gioacchino Murat in poi, fino a proseguire con l’unità d’Italia.

Il 5 febbraio 2006 con oltre il 70% dei votanti al referendum consultivo fra i cittadini coratini ha respinto l’ingresso nell’istituenda provincia di Barletta-Andria-Trani. L’affluenza è stata di circa il 40%, e nonostante il non raggiungimento del quorum, la decisione è stata confermata dal consiglio comunale.

Fonte: Wikipedia
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Cenni Storici

Le origini di Corato si collocano nel III secolo a.C., durante il periodo repubblicano di Roma, quando Scipione l’Africano premia i reduci della conquista di Cartagine, concedendo loro diversi territori in Puglia. Uno di loro, un certo Caius Oratus, avrebbe avuto in qualità di patrizio romano una zona su cui fece sorgere un villaggio al quale avrebbe dato il nome facendolo derivare dal suo. Il nome nei secoli oscilla fra Coratus, Coratum, Curati (in epoca Normanno-Sveva), Quarata e Quadrata (in epoca Spagnola e ducale; si ricordi il breve ducato di Bisceglie di cui Corato fu parte), finché in epoca Borbonica la cittadina assume il nome ufficiale di Corato. Anticamente la città era percorsa da un tratto interno della via Traiana: l’abitato romano sarebbe confermato dall’originale pianta quadrata (da cui probabilmente il nome, secondo alcuni studiosi) della città.

Corato era inizialmente una piccola comunità contadina che adorava divinità boscherecce o della fertilità, ma grazie alla trionfale predicazione di San Pietro e San Paolo essa divenne ben presto comunità cristiana che adorava i primissimi santi fra i quali San Vito e Santa Lucia, in onore della quale si allestiva il “falò di Santa Lucia”, tradizione ancora viva nel terzo millennio.

Corato, che mantenne nel tempo la sua caratteristica contadina e pastorale, fu nel V secolo teatro delle scorrerie barbariche dei Visigoti di Alarico provenienti dall’Africa e in seguito delle orde saracene che portavano massacri e distruzione. A questo proposito gli abitanti di Corato edificarono una torre lungo la via che saliva dal porto di Trani e un’altra detta “Turris Longa” in posizione dominante avanzata che aveva piuttosto una funzione di avvistamento.

Nell’XI secolo Corato come tutta la Puglia fu preda dei Normanni. Trani fu dominata dal conte Drogone mentre suo fratello Pietro il Normanno prese in possesso l’abitato coratino nel 1046. In quest’anno fu fondata ufficialmente la città di Corato e insieme all’atto di fondazione Pietro il Normanno ordinò ai capi maestri di erigere quattro torri, delle quali restano oggi labili tracce, e relative mura. Lo sviluppo continua, confermato anche dal geografo arabo El Edrisi, che ne descrive alcune specialità nel 1155:

« Quarat, bella, popolata, nobile e deliziosa, abbondante di frutta e ferace di prodotti alimentari »

(El Edrisi, geografo arabo del XII secolo)

La città rimane fedele a Corradino di Svevia anche dopo la morte di Federico II nel 1250, e alla conquista di Carlo I d’Angiò ottiene il motto di “cor sine labe doli” (in lingua latina “cuore senza la macchia del tradimento”), riportato ancora oggi nello stemma civico.

Gli Spagnoli e i Borbone nel XVI secolo dominano Corato e la zona circostante, fino ad un modesto tentativo d’insurrezione ad opera del cittadino Federico Quinto nel 1799. Infeudata pochi anni dopo alla famiglia Carafa duchi di Andria e conti di Ruvo, nel 1503 la città è protagonista della disfida di Barletta, infatti il combattimento ebbe luogo in territorio coratino sulla via per Andria. Un grande fervore economico ed edilizio coinvolge la città a partire dalla salita di Gioacchino Murat in poi, fino a proseguire con l’unità d’Italia.

Il 5 febbraio 2006 con oltre il 70% dei votanti al referendum consultivo fra i cittadini coratini ha respinto l’ingresso nell’istituenda provincia di Barletta-Andria-Trani. L’affluenza è stata di circa il 40%, e nonostante il non raggiungimento del quorum, la decisione è stata confermata dal consiglio comunale.

(fonte: Wikipedia)

Cenni Storici

Le origini di Corato si collocano nel III secolo a.C., durante il periodo repubblicano di Roma, quando Scipione l’Africano premia i reduci della conquista di Cartagine, concedendo loro diversi territori in Puglia. Uno di loro, un certo Caius Oratus, avrebbe avuto in qualità di patrizio romano una zona su cui fece sorgere un villaggio al quale avrebbe dato il nome facendolo derivare dal suo. Il nome nei secoli oscilla fra Coratus, Coratum, Curati (in epoca Normanno-Sveva), Quarata e Quadrata (in epoca Spagnola e ducale; si ricordi il breve ducato di Bisceglie di cui Corato fu parte), finché in epoca Borbonica la cittadina assume il nome ufficiale di Corato. Anticamente la città era percorsa da un tratto interno della via Traiana: l’abitato romano sarebbe confermato dall’originale pianta quadrata (da cui probabilmente il nome, secondo alcuni studiosi) della città.

Corato era inizialmente una piccola comunità contadina che adorava divinità boscherecce o della fertilità, ma grazie alla trionfale predicazione di San Pietro e San Paolo essa divenne ben presto comunità cristiana che adorava i primissimi santi fra i quali San Vito e Santa Lucia, in onore della quale si allestiva il “falò di Santa Lucia”, tradizione ancora viva nel terzo millennio.

Corato, che mantenne nel tempo la sua caratteristica contadina e pastorale, fu nel V secolo teatro delle scorrerie barbariche dei Visigoti di Alarico provenienti dall’Africa e in seguito delle orde saracene che portavano massacri e distruzione. A questo proposito gli abitanti di Corato edificarono una torre lungo la via che saliva dal porto di Trani e un’altra detta “Turris Longa” in posizione dominante avanzata che aveva piuttosto una funzione di avvistamento.

Nell’XI secolo Corato come tutta la Puglia fu preda dei Normanni. Trani fu dominata dal conte Drogone mentre suo fratello Pietro il Normanno prese in possesso l’abitato coratino nel 1046. In quest’anno fu fondata ufficialmente la città di Corato e insieme all’atto di fondazione Pietro il Normanno ordinò ai capi maestri di erigere quattro torri, delle quali restano oggi labili tracce, e relative mura. Lo sviluppo continua, confermato anche dal geografo arabo El Edrisi, che ne descrive alcune specialità nel 1155:

« Quarat, bella, popolata, nobile e deliziosa, abbondante di frutta e ferace di prodotti alimentari »

(El Edrisi, geografo arabo del XII secolo)

La città rimane fedele a Corradino di Svevia anche dopo la morte di Federico II nel 1250, e alla conquista di Carlo I d’Angiò ottiene il motto di “cor sine labe doli” (in lingua latina “cuore senza la macchia del tradimento”), riportato ancora oggi nello stemma civico.

Gli Spagnoli e i Borbone nel XVI secolo dominano Corato e la zona circostante, fino ad un modesto tentativo d’insurrezione ad opera del cittadino Federico Quinto nel 1799. Infeudata pochi anni dopo alla famiglia Carafa duchi di Andria e conti di Ruvo, nel 1503 la città è protagonista della disfida di Barletta, infatti il combattimento ebbe luogo in territorio coratino sulla via per Andria. Un grande fervore economico ed edilizio coinvolge la città a partire dalla salita di Gioacchino Murat in poi, fino a proseguire con l’unità d’Italia.

Il 5 febbraio 2006 con oltre il 70% dei votanti al referendum consultivo fra i cittadini coratini ha respinto l’ingresso nell’istituenda provincia di Barletta-Andria-Trani. L’affluenza è stata di circa il 40%, e nonostante il non raggiungimento del quorum, la decisione è stata confermata dal consiglio comunale.

(fonte: Wikipedia)